Strumenti Musicali

Strumenti Musicali

Gli strumenti musicali locali

  • La Tufa – strumento a fiato

Veniva utilizzato dai caporali per dirigere le carovane di donne che trasportavano in testa in fila indiana i fasci di grano chiamati “regne” dal luogo della mietitura (dai pignoni realizzati sul campo) all’aia per la battitura, non esistendo all’epoca altri mezzi di trasporto se non animali da soma, peraltro, non da tutti posseduti.

  • Il “Buche-buche”- percussione

Tipico tamburo a frizione detto anche struglio, buchi-buchi o buco-buco.
Si tratta di un cilindro (in legno, terracotta o latta) chiuso da una parte e ricoperto dall’altra da una pelle particolare di agnello o capretto legata da uno spago. La struttura cilindrica funge da cassa armonica. Sulla pelle al centro viene collocata una canna – oppure un bastoncino detto appunto “struglio” – La canna viene impugnata e frizionata con un movimento verso il basso e la frizione produce il caratteristico suono cupo che viene ingigantito dalla cassa armonica. A volte per evitare di scorticarsi il palmo della mano si utilizza un panno umido per maneggiare la canna. Molto diffuso nel sud Italia, con denominazioni diverse nelle varie regioni, veniva usato spesso nella musica popolare.

  • Fischietti e i Flauti – strumenti a fiato

Venivano realizzati in modo rudimentale con la canna o con rametti di piante del posto e utilizzati dai pastori in montagna.

Una Tufa
Un Buche-buche
Flauti e Fischietti di canna

A Vallefredda – oggi Vallemaio – il buche buche veniva utilizzato soprattutto alla vigilia di capodanno allorquando un gruppo di persone passando di casa in casa per fare gli auguri del nuovo anno alle famiglie, cantavano una serie di stornelli che riproponiamo di seguito in forma dialettale:

Bonigna e Bonagna, fa buono capodagno / comme si arrivato a uanno accossì a ciento autagni.
Susci e casusci ,ca tu a me non me conusci, conusci chiglio pazzo, che frauca palazzi.

Cinco e cinquanta la pica quanno canta, canta alla viola e glio masto va alla scola, va alla scola de masto Francisco e vasava la mano a Cristo, Cristo steva a cena e ce lassava la bonasera.

Zia zia cosa, calaci cacche cosa, calaci du cici che ci facimo amici, calaci gli fasuri ca ce gli magnamo pure, calaci le cicerce ca non su mai superchie, calaci le fave ca ce ne magnamo assai, calaci glio prosutto ca ci glio magnamo tutto.

Fa lesto che nui gliamo correnne, canui ammai cantenne, fa lesto e non tardà ca nui tenimo da camminà. Chesta è na festa ca vè na vota agli agno.

Bonigna e Bonagna, fa buono capodagno, comme si arrivato a uanno accossì a ciento autagni.
Oi Maria c’alloco ‘npizzo stai , libera sta casa da pene e da uai.

Se la famiglia non donava nulla ai suonatori, gli stessi gli cantavano uno stornello a dispetto:

Bonigna e Bonagna, fa buono capodagno, comme si arrivato a uanno n’arrivassi a naut’agno.