
Chiesa SS. Rosario
Le sue origini, risalgono all’anno 1581, presso la chiesa di S. Tommaso, sotto il titolo di S. Maria della Vittoria, mentre nel 1591 risulta denominata del Rosario. L’inventario, in data 31 dicembre 1696, registra che si trovava in località detta “il Rosario”. Era coperta a tetto, con pavimento a mattonelle Bianche e nere, la porta era ad occidente.
Misurava in lunghezza palmi 63(16,55 m), larghezza palmi 30 (7.90 m), in altezza palmi 28 (7,40 m), all’architrave del tetto.
Risultava consacrata, come appariva dai segni sulle pareti, ma non si sapeva se il consacrante fosse stato un vescovo o un abate. Questa chiesa, si aggiunge, deve ritenersi una trasformazione con ampliamento della originaria chiesa di S. Maria, ch’era di dimensioni esigue, e con riferimento al titolo assunto è preziosa l’indicazione di un documento del 18 maggio 1647, concernente il patronato della cappella di S. Maria del Popolo. E’ notato infatti che tale cappella era “intus Ecclesia olim nuncupata la Matrice antica, ad praesens S. Rosario”. Quindi era una continuazione, previo adattamento, della vecchia chiesa di S. Maria, presso S. Tommaso.
L’altare maggiore aveva un’ancona, con due colonne e cimasa. In mezzo era rappresentata la Madama del Rosario, con all’intorno i quindici Misteri, come si nota ancora in analoghe rappresentazioni in chiese della regione. Viene notato ch’era opera di un eccellente pittore, con finissimi colori, ma si è perduta anch’essa nella guerra. L’altare risultava molto antico, non aveva dote, ma era mantenuto dal Procuratore con i frutti della chiesa. Aveva I’obbligo di quattro Messe la settimana per un lascito di 410 ducati di Giov. Antonio Fiorentino.
Dal lato del Vangelo, a sinistra, dell’altare maggiore, si trovava l’altare di S. Agostino con relativo quadro. Livia Cione nel 1637 aveva avuto la concessione di edificare nella chiesa, dal lato sinistro entrando, una cappella sotto il titolo del Corpo di Cristo. La Cione vi fece il quadro, una sepoltura, e dotò la chiesa con terreni, con il correlativo obblighi di Messe. Dal lato dell’epistola, o di destra, si trovava l’altare di San Giuseppe, che confinava con la sagrestia, e quello di Santa Maria del Popolo.
L’altare di San Giuseppe era mantenuto dal Procuratore della chiesa con quattro ducati annui, lasciati a tale scopo da Francesco Pontarelli nel suo testamento del 1694, con obbligo di Messe, e vi era pure il sepolcro dei Pontarelli. Anche l’altare di S. Maria del Popolo aveva obblighi di Messe a favore di Francesco Pontarelli; su tale altare vi era anzi, come si è detto più sopra, un patrocinio di detta famiglia di vecchia data. Infatti Francesco Pontarelli (o Pontariello) sempre nel testamento del 1694, aveva fatto un lascito a tale altare di 21 tarì e grana (ducati 10,5). Le entrate della chiesa ammontavano a ducati 44, carlini 2 e grani 10; mentre le uscite erano di ducati 29, quindi rimaneva un margine abbastanza largo. Questa chiesa fu poi trasformata e ornata riccamente nel corso del secolo seguente.
Fonte: Bollettino Diocesano nuova serie – anno XXXVIII N° 3/4 – 1983 – Angelo Pantoni
Questa chiesa sorta nel tardo Cinquecento, e denominata dal 1591 come del Rosario, era la trasformazione e ampliamento dell’originaria chiesa di S. Maria, nota pure come “la Matrice antica”, e come si è ricordato più indietro era riccamente ornata. Di essa sopravvive un elegante portale di linea rinascimentale, che ai lati mostra gli avanzi di due porte minori di epoca precedente. Dal piazzaletto antistante, ora reso inaccessibile, si ha una caratteristica veduta dall’alto della chiesa dell’Annunziata, ove si concentra oramai il culto locale, col mutato nome di S. Tommaso. La chiesa ha superato la dura prova del terremoto del 7 maggio 1984, che ha invece lesionata la caratteristica porta del castello, e quindi continua ad essere uno degli edifici della Diocesi di maggiore interesse storico e artistico.
Il Cimitero Pensile
Per quanto concerne i resti della chiesa del Rosario, ulteriormente squassata dal terremoto del 1980 si può far menzione di un cimitero pensile, reso noto nel volume su Vallemaio (edito dal circolo ARCI Associazione Culturale Giudice Giovanni da Vallefredda nel 1981), che pur essendo sotto la cripta di questa chiesa, che è stata riempita dopo la guerra, aveva finestre aperte sul dirupo circostante, e con le correnti d’aria che si producevano, veniva assicurato un rapido disfacimento dei cadaveri senza inconvenienti esterni, almeno secondo quanto viene riferito. Ma si tratta di un sistema che poteva verificarsi in località isolate e con pochi decessi annui, tuttavia per la sua singolarità merita di essere ricordato.
Museo delle Ombre
L’edificio, ricostruito e ristrutturato nel periodo 1990/1995, oggi ospita il Museo delle Ombre dedicato a Jorge Luis Borges. Il museo è stato realizzato dal Prof. Vincenzo Bianchi docente di scultura all’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Esso è dedicato alle tante vittime cadute nei cruenti scontri avvenuti tra il 13 ed il 14 Maggio 1944 sui Monti che sovrastano Vallemaio (Faito, Ornito, Cerasola, Maio), quando, come dicevano i nostri vecchi “la notte diventò giorno”. Il Museo vuole essere una testimonianza dell’orrore della guerra ed un monito alle nuove generazioni perché certi avvenimenti non accadano mai più.